UNA INTERESSANTE INIZIATIVA SULLE FOIBE
Il dieci febbraio è il “giorno del ricordo”, la data in cui lo Stato italiano commemora il presunto eccidio dei connazionali nelle foibe jugoslave, e l’esodo – molto ben remunerato dallo Stato italiano – dei giuliano-dalmati, da quelle zone verso l’Italia.
La sera precedente, a partire dalle ore 19:15, presso la sede del collettivo comunista Genova City Strike – sito in piazza dei Trogoli di Santa Brigida 20, in pieno centro storico – si tiene un’iniziativa dal titolo: “Il giorno della menzogna. Assemblea pubblica su foibe, esodo, e uso criminale della storia”.
«La serata – come precisa, all’inizio della sua relazione, Roberto del collettivo ospitante – è incentrata, più che sui presunti massacri e sull’esodo forzato degli italiani, su quello che è stato il contesto in cui accaddero gli avvenimenti».
Questo per presentarli correttamente ed evitare, al contrario di come ha fatto l’intero Parlamento che nel 2004 istituì il “giorno del ricordo”, di scaricare le colpe di quanto accaduto dalle spalle degli aggressori a quelle degli aggrediti.
Lo stesso relatore ricorda giustamente come anche Rifondazione, che a parole era contraria a questa operazione di revisionismo storico, nella pratica mise in piedi un convegno sulle foibe volto a prendere le distanze dai “comunisti” titini.
L’intervento di Roberto – che verrà successivamente integrato da quello di Giacomo dello stesso gruppo politico – inizia snocciolando cifre e date di rastrellamenti, occupazioni, uccisioni, perpetrati dai fascisti ai danni delle popolazioni slave sin dal 1941.
Il clou però, correttamente, riguarda la reazione che le stesse ebbero nel momento in cui vennero per un breve periodo – tra il settembre e l’ottobre 1943 – liberate dai partigiani: in quel momento avvennero i così detti infoibamenti.
Ma, a differenza di quanto ancora adesso viene dichiarato dallo Stato italiano, che parla di migliaia di civili infoibati, il totale delle persone – per lo più fascisti, collaborazionisti, e criminali comuni – gettate nelle grotte carsiche fu tra le trecento e le cinquecento.
Viene citato – anche con l'uso di un breve filmato in cui la storica Aleksadra Kersevan smonta tutta la vicenda – l’esempio della più famosa delle cavità in cui giacerebbero i corpi di migliaia di italiani: quella Basovizza che il revanscismo fascista ha trasformato in un simbolo; ebbene, qui furono ritrovati soltanto dieci corpi di soldati tedeschi!
Viene infine mostrata una fotografia, che viene abitualmente utilizzata dalle istituzioni italiane per realizzare manifesti celebrativi di questo completo sperpero di soldi pubblici, in cui si vedono soldati fascisti – facilmente riconoscibili dalla divisa e dall’elmetto – fucilare, era il 1929, un gruppo di resistenti jugoslavi: ma loro rovesciano la verità, creandone una fittizia a proprio uso e consumo.
Genova, 10 febbraio 2017
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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